E non ho paura

07/15/14

Scendo le scale,
lo sai quanto sono pericolose
di corsa

Salgo sulla tua auto
Ho le chiavi
Prestito lontano
A cui dare credito

Accendo la musicassetta
Si, Perché la tua auto non ha cd
Solo cassette

Cosi mi arrivi
Con un suono di 5 toni più basso
Chitarra che suona dal centro della terra
E basso sulla luna

Uno sbadato dj accatasta canzoni
Una sopra l’altra, Senza ordine

Cosi mi arrivi
A calpestare il mio prato
Curato, potato, annaffiato

Cosi entri
E crei ordine
Dove prima c’era solo la mia solitudine
Cosi mi riempi
Cosi mi anneghi
Cosi mi soffochi
Cosi mi svuoti
Cosi ti fai amare

Cosi brucio
Sfrego la memoria contro il tuo maglione
Cosi giro
Giostra impazzita annebbia più dell’alcol
Cosi salto
Spero di arrivarci prima
A quello che non pensavo di trovare
In una persona

E non ho paura
Di quello che non ho
Di quello che non conosco
Di quello che mi aspetta
Se il mio domani ha il tuo nome
Se il mio passato ti chiamava
Se il mio presente ti possiede

E non mi spaventa
Quello che non so
Ciò che non mi spiego
Ciò che non attendo
Se il tuo futuro chiama il mio nome
E il tuo ieri si preparava
Al tuo presente con me

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Una vita senza tatto – visioni di un tetraplegico

01/14/14

Una vita senza tatto.. scortese, scomoda, spigolosa, amara.. come faccio a cantare, senza voce?
Fatico a parlare d’amore, che mi contagia.
Annego nelle mie stesse lacrime, nonostante i miei sogni abbiano da tempo imparato a nuotare.
Cerco una ragione d’essere, in quello che non sono.
Mi specchio, con gli occhi chiusi, raddrizzandomi la schiena, ergendomi a gigante, alto e fiero come una montagna, canuta, capovolta, invecchiata dal suo stesso peso: sfido le leggi della natura, inverto le regole, per trovare negli altri l’eccezione, che li rende eccezionali..

Così dicono, loro, seduti nelle comode poltrone.. loro, che possono sentire le foglie sulle dita.. lo dicono,

guardandoti,

seduti, dall’alto, nonostante siano seduti,

ma tanto basta, a noi sdraiati dalla vita, stirati dalle preoccupazioni di altri, che non ci appartengono..

orizzontali accogliamo il sorgere del sole e lo salutiamo in discesa, sfiorandoci,

pure lui ha timore a toccarci e poi, bruceremmo, senza accorgercene.. e dentro il cuore, la fornace già sta divorando tutto, alimenta un treno lanciato a forza verso te, ma inutilmente.

Per quanto veloce corra, per quanto piccola la distanza tra di noi possa essere, i secondi appaiono secoli, ed è la nostra immobilità a contagiarci, il nostro contrappasso terreno.. l’instabilità dell’anima, compensata con questa calma apparente.

Ma come fate a sentirmi, se a fatica sentite voi stessi

Ma come fate a capirmi, se a malapena, vi capite

Ma come fate ad accettarmi.. e poi, perchè dovreste? Chi ve lo chiede?

Chiedo ad altri la mia ragione d’essere, ed altri chiedono a me la loro. Tutti hanno un vicino da guardare, quando dovrebbero salvaguardare la loro anima, preservarla dalle intemperie, proteggerla e non giudicarla, ammirarla e non compatirla.

Voi che potete sentire, non perdete tempo a cercare di capirmi, ma sentitevi

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Per un amico

11/18/13

LUI: Mi son svegliato seduto, non pensavo potesse accadere, in una fredda giornata di Aprile.
Succedono sempre ad altri, certe cose. Le pale che muovono l’aria sopra la mia testa, che agitano la mia immobilità non sono qui per me, continuavo a ripetermi
Li vedevo muoversi, in ginocchio urlare, ma queste cose capitano ad altri, non certo alle 10 di un freddo venerdi mattino, di un freddo Aprile
Ho aperto gli occhi, seduto, con delle gambe nuove, ed una mano sulla spalla, l’amica paura non mi avrebbe mai abbandonato, ho pensato
Non fanno per me, certe cose. Ne ho sentito parlare, e forse qualcuno si è scusato, quando concentrandosi cercava di parlarmi, con la bava alla bocca, e la fatica nello sguardo
Non sono io quello, non lo sono mai stato, mai lo sarò
L’onda è dentro, e devasta tutto, trema la mia sicurezza: la cosa assurda è che sono io che faccio coraggio agli altri, mentendo che sto bene, mettendoli a proprio agio, levandogli il fardello della responsabilità, rendendo la loro impotenza un punto di partenza, per dormire pure sogni tranquilli
Dormite quindi e non preoccupatevi. Queste cose, di solito capitano ad altri

IO: Mio caro amico, son seduto di fronte a te, e non riesco a tenermi dentro il tuo fiume, la tua voglia di vivere, di esserci oggi, e domani ancora, e ancora
La vita capita ad altri, noi umili sopravviviamo, ci corichiamo pregando che il domani almeno non sia peggio dell’oggi
Mio caro amico, s’impara sempre tardi la lezione, ed ora, seduto, non voglio perdermi l’attimo, in cui apprendo cosa davvero conta, cosa resta e cosa devi lasciarti dietro.
Ti guardo negli occhi e annego nella tua onda, ma solo per un istante. Stasera tornerò a casa, e dormirò.. di solito queste cose capitano ad altri. Vorrei poter restare sveglio, tenere sempre in vita la memoria e la mente. Avrò paura delle fredde giornate d’Aprile, di una sedia e dei venerdì. Avrò paura di molto altro, anche se di solito, queste cose, capitano ad altri

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Il prigioniero Ante di Erri De Luca

09/07/14

Per Ante era una finestrella, sbarrata da una tavola di legno, l’unica presa d’aria della cella.
L’uomo si abitua all’ombra.
A mezzogiorno, in piedi sulla branda, si allunga la fessura della luce: meno di un rigo, un verso, breve, passa sulle palpebre degli occhi.
C’è un nodo nel legno, e lui tocca con l’unghia e con il tempo, con la punta dell’unghia e del tempo: all’uomo serve un gioco, nella cella.
Un giorno il nodo cede; pregato dall’unghia, l’amica del tempo, che ricresce ogni giorno, il nodo cede. Si toglie come un tappo di bottiglia, e nel suo collo passa uno zampillo di luce, dritta, liscia, s’allarga a terra. Allaga il pavimento.
Il prigioniero Ante si mette scalzo, ci si bagna i piedi. E’ un anno che non esce di cella: niente cortile, aria. Un anno che la porta è uguale al muro, che la porta non porta da nessuna parte. Un anno.
Strizza gli occhi. Il sole dentro il buco è un’arancia, tonda, nella mano.
I piedi si strofinano fra loro: sono due bambini, la prima volta al mare. I piedi di Ante Zemljar.
Ante Zemljar, comandante di molti partigiani, congedato col merito della vittoria in guerra, e adesso chiuso dagli stessi compagni suoi: nemico della patria.
Nemico.
Lui, che l’ha agguantata al collo, l’ha scrollata dagli eserciti invasori fiume per fiume, dalla Neretva alla Drina, coi calci della fame, senza nemmeno portar via una cipolla a un contadino, perché così è la guerra partigiana.
Nemico. Lui.
L’hanno tolto da casa. Da Sonia, di due anni, che sa gridare già “Lasciate il mio papà!”
Adesso, sì, voi siete i suoi nemici.
Ante sa le percosse.
Sa che un pugno da destra lascia sangue sul muro di sinistra e viceversa, un pugno dritto in faccia lascia sangue a terra. Ma c’è la novità: qui le botte riescono a lasciare il sangue sul soffitto. C’è da imparare sempre circa le vie del sangue, e dei colpi ingegnosi dei gendarmi.
Ante conserva il nodo. Lo rimette nel legno. La guardia non saprà. Il sole non è spia, s’infila svelto e poi non lascia impronta. Pure se perquisisce, la guardia non può dire “Qui c’è stato il sole, sento il suo odore!” Il sole non è un topo. Pure se ne finisce molto in una cella, nessuno si accorge che fuori manca un raggio, che la conduttura del sole ha un buco, che perde luce da un nodo di legno.
Ancora un po’ di mesi, poi glielo daranno il sole, tutto in una volta, sulla schiena, peggio dei colpi di bastonatura. Sopra l’isola nuda, a spaccar pietre, Ante.
Il prigioniero Ante.
Ha conservato il nodo. Qualche volta, lontano dalla guardia, lo punta contro il sole, e si procura un’ombra sempre all’isola nuda, a spaccar pietre bianche e poi gettarle in mare. Adriatico. Perché la pena è pura, non ha valore pratico. E il mare non si riempirà.

[Il poeta comandante Ante Zemljar muore la notte di domenica del 1° agosto 2004 nella sua casa, all’età di 82 anni, dopo aver vissuto vissuto in patria come un esule, per 35 anni sotto lo sguardo vigile della polizia titina, e per 5 interminabili anni nel feroce lager jugoslavo di Goli Otok, l'”isola calva”.]

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Lo stolto

07/18/14

Ci voleva una bomba su una spiaggia
con 4 bambini morti
per capire che la vita non è mia
per capire che il mio passato
avrebbe potuto essere il loro futuro

Ci voleva un aereo
di linea
abbattuto da un missile
militare
per arrivarci
a quanto sia stupido un mio problema

Ci volevano 3 operai
morti
mentre lavoravano
investiti da un treno
per sentire la tua mancanza

Ci voleva un bambino morto
di 5 anni
soffocato dal padre
per udire il pianto
lontano
di un mio bambino non ancora nato

Ci voleva davvero tutto questo?

Mi arrogo il dovere
di essere felice
in attesa che il mio Stato
me ne dia il diritto

Mi stringo al tuo ricordo
lontano
che sempre mi accompagna
durante la giornata

Perché ti ho sposata
se è sempre troppo poco il tempo passato con te?

Ci voleva davvero tutto questo?

Ed intanto la sera arriva
e con essa la notte
in cui fantastico un domani
mentre è il presente
con la sua presenza
forte essenza
a chiamarmi

Quando il saggio parla lo stolto pensa già al domani
già, come se ci dovesse essere
sempre un domani

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Ho bisogno

01/24/14

Ho bisogno di sapere
che il tuo sole non se ne andrà

Ho bisogno di vedere la luce
riflessa nei tuoi occhi
nei secondi a venire

Ho bisogno di avere il tuo profumo
chiuso in un pugno

Come, non lo so
ma ti prometto di esserci
quando lo capirò

Ho bisogno della tua voce
delle tue mani e dei tuoi perché
dei tu no
dei tuoi schiaffi
delle tue manie
assurde manie
dei tuoi difetti
senza i quali
non saremmo perfetti

Ti prometto che sarò li a bagnarmi
con le tue lacrime

Ti prometto che sarà il domani
a farti capire quanto ti abbia amata oggi

Che ci sarà sempre un abbraccio
ad accompagnare un tuo perché
ed un dove per ogni tuo quando

Come, non lo so
ma ti prometto che nel frattempo
non ti perderò mai di vista

e sarà così
forse
nel guardarti
senza cercare
che lo troverò

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Souvenir

01/17/14

Mi chiedo sempre cosa ci voglia per essere davvero felici
Davvero, però.
Non quelle false illusione, piccole sensazioni che illuminano il cielo come stelle comete, dei piccoli fuochi accesi strofinando due corpi, in un turbinio di emozioni, all’apice del proprio desiderio
Felici, davvero però
Non parlo di una carezza, ritrovo di una lontana amica, incontrata dopo anni. Nemmeno del sorriso, dei tuoi genitori

Davvero, lo si può essere

In bagno, ieri notte, in piedi, mentre da fuori mi guardavo, pensavo

Non si esaurisce con tanti amici nel tuo bar, con due chitarre sotto mano, bicchieri di birra che cozzano tra loro. Una sigaretta, voce alta a cantare. Abbracci e pacche sulle spalle. Una canzone del Boss, da sottofondo

In bagno, in piedi, pensavo a tutto questo

Non dico di volerla trovare in un amore, in quella stanza scaldata dal suo cuore, dove sopirmi e coprirmi
Non la immagino dall’alto di un aereo, con le soffici nuvole a farmi solletico ai piedi ne tantomeno in un parco, a New York, sdraiato al fianco di una fontana, con l’acqua zampillante che mi bacia la guancia.
Potrei pensarla sotto questo cerchio sul Tamigi, al London Eye, appena sceso da una metro, dopo aver fatto acquisti a Camden Town, aver camminato lungo il fiume, essermi fermato per una Guinnes, con il giornale in mano, ipod in testa e in tasca e Tower Bridge a farmi ombra e proteggermi dal vento
Sulle scogliere di Cliff of Moher, con l’oceano distante centinaia di metri, sotto di me, l’aria che voleva volassi con lei, il sole che mi sdraiassi accanto a lui…li, credevo potesse risiedere

Poi ho visto il Pantheon, Piazza di Spagna, e non dovevo poi andare così lontano. Le colline di Siena, ho assaggiato la terra di Montalcino, ho bevuto la terra di Montepulciano, ho nuotato nell’Arno, e ci ero quasi.. giuro.. mentre Lucca mi teneva protetto tra le sue mura

I miei piedi ancora bramano i canali di Venezia, i miei occhi le calli

Il caldo torrido dell’Africa, il tramonto che cade come corpo morto, divorando tutto, in pochi istanti. Il rumore del silenzio del deserto, cupo, forte, disarmante

Il freddo pungente di Oslo, bianco e puro, incontaminato

Brugge… Dio mio.. la piccola Venezia.. Brugge,, quanto mi manchi, con tua cugina Lione, piacevole sorpresa, amante ormai lontana, sempre vicina nei miei cuori… Sainte Chapelle e Musée d’Orsay, passate a trovarmi..Plaza Major, Algarve, Granata e Ronda, paese arroccati.. Coimbra.. Lisboa, non mi abbandonate

In piedi, in bagno…. Pensavo che forse avevo trovato un piccolo riparo per le mie emozioni, una stanza segreta dove sdraiarmi, tra i miei ricordi.

In piedi, pensavo, che è meraviglioso trovare ogni giorno un piccolo oggetto, un viso, uno sguardo, da portare in questa mia piccola stanza

Pensavo, in bagno, che era giunto il momento di uscire con gli altri a raccogliere souvenir

Grazie

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5 squilli

01/11/14

Mi piace la tua voce, che ci posso fare. Una condanna. Già al pronto, mi mancava. 5 squilli, di solito rispondi prima, ed io come sott’acqua già avevo il tumulto nel corpo. Braccia alzate, come bandiere mosse dal vento si agitavano. Sguardo in alto, in cerca di luce, per vedere quanto ancora trattenere questo dannato fiato che mi stava bruciando l’anima, logorando ogni muscolo, contraendo lo stomaco spingendo il viso ad una smorfia

 

5 squilli, per mandare all’aria quel buon proposito di inizio stagione: un rapporto vissuto più serenamente. Quanto possono durare, 5 squilli.. piccoli battiti d’ali, quelli più intensi, dopo che il pennuto sbatte contro il parabrezza della mia auto, lanciata a folle velocità, in questa salita a te, per passare a prendere una carezza, lasciata in sospeso la sera prima, davanti al portone del tuo cuore, mentre i nostri sguardi divertiti si rincorrevano, si incontravano e si innamoravano

 

Questo è già il secondo, salmone navigo nella memoria durante le feste, scartando il regalo. Rompendo come i margini di una diga la piccola confezione di carta, tagliando con i denti, con la foga di un leone affamato un piccolo nastro rosso

 

Viene il terzo, automatico e vitale come un respiro, e già il labbro si fa mordere, cercando di distrarmi, di distrarsi dalle sue di labbra, che già causarono dolore più profondo nonché profonda malinconia, nostalgia, fame… lingua, goditene il ricordo.. passa su di loro, come fa il sole al tramonto, ed assapora

 

Il quarto è già un monito, ed il pulsare diviene una fornace vorace, spronata a dare spinta, in questa salita a te. Si accende il viso di rosso vivo, colore, un calore divoratore, contagioso. Piromane dei miei sentimenti, non riesco a controllare nemmeno un barlume di lucidità

 

L’ultimo, il primo a vedermi divorato dalla pazzia, arriva puntuale come l’innamoramento, quando sei impegnato a cercare altrove la felicità. Postino fedele porta con se la tua voce, che penetra, e si propaga, mi ammala, ed io infetto… e già mi sento malato di questa tua voce.

 

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Ci arriveremo, nell’altro

01/09/14

Dammi tempo, promesso. Non tarderò ad arrivare, con il carico che porto con me.

Abbi pazienza, ti prego

Allora capirai

 

Stammi vicino,

in fiducia,

come si può credere all’esistenza di Dio

 

Sentilo, questo sentimento

Curalo, annaffialo, scaldalo, potalo

Coprilo

 

Cercami, scrutami, comprendimi

Stupiscimi amandomi

Amami stupendomi

 

Abbraccia il mio ricordo,

perché presto sarò al tuo fianco,

e allora capirai

 

Versa lacrime,

ma sorridendo

Guarda in basso

E sentimi salire

 

Alza gli occhi

Punta al sole,

arriverò in volo

come uno stormo ti adombrerò

 

Sentilo, questo sentimento

Curalo, annaffialo, scaldalo, potalo

Coprilo

 

Arriverò

Ti amerò, perché già t’amavo

Ti respirerò, perché già ti respiravo

Vivrò, da ora… prima era inerzia, spirito di sopravvivenza

 

Ti avrò, perché ero dentro di te

Mi avrai, perché sei sempre stata mia

Ci saremo, cadendo in piedi, su corpi sdraiati

E ci arriveremo, nell’altro

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Amati

01/08/14

Il viaggio…

La partenza…

…L’emozione…

Si aprono le porte di un desiderio soffocato, si chiudono le preoccupazioni e le ansie, i timori, la vita da cui tanto fuggiamo, la vita che sarà lì, ad attenderci al ritorno, come un amico fedele, o un acerrimo nemico… seduto, sulle sponde di un fiume che scorre, imperturbabile, un fiume che ci passa accanto, senza bagnarci, le cui curve accarezzano i nostri visi, il cui letto è riempito da lacrime lontane…



Silenzio attorno, solo la nostra emozione, la nostra voglia di non farci condizionare… no, stavolta no! La volontà di decidere per noi stessi, di comandare noi stessi, di esserci, vita e cuore e anima e sguardo e pensiero e … brividi



… Brividi…

… Non rinunciare mai al favoloso viaggio in te stessa… Scopriti, rinasci ogni mattino, rivestiti di sorrisi al primo bacio dell’alba, stupisciti nell’abbracciarti, innamorati del tuo sguardo, sfamati del tuo amore per tutto quello che ti circonda, accarezzati il palato con antichi sapori di deliziosa serenità… amati…



Amati…

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The Big Kahuna

01/06/14

kahuna

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa’ una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l’invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa…

Conserva tutte le vecchie lettere d’amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai al tuo settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E’ il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant’anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio… per questa volta.

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